Un film che divide è sempre un film che vale la pena di esser visto.

Succede all’estetizzante remake del capolavoro di Argento ad opera del regista fresco di nomination agli Oscar 2018:Luca Guadagnino.

Lui lo definisce un omaggio, un tributo… due ore e mezza contro i  novanta minuti dell’originale.

Dario Argento non ha del tutto gradito il tributo definendolo elegante ma privo di ferocia … e in effetti una reale necessità di rifare il film non c’era.

Ambientato nel ‘77 a Berlino e non a Friburgo, ha una storia analoga con lievi cambiamenti, un finale super splatter che ha fatto abbandonare la sala a parecchie persone durante la proiezione al festival di Venezia, ma anche una sottile tensione psicologica che lo rende ancor più pauroso dell’originale con  picchi di orrore puro ( il primo a pochi minuti dall’inizio in una sala prove circondata da specchi dove ha luogo un’esecuzione inquietante e terrificante…).

Dakota Johnson in stato di grazia, libera finalmente dalle sfumature di grigio, nero e rosso ha una carica erotica mai vista e Tilda Swinton  é semplicemente eccezionale. Quest’ultima è la figura-chiave del film, un concentrato di ambiguità e di contraddizioni, un personaggio in cui confluiscono istinto di maternità e brama vampiresca, interpreta addirittura  3 ruoli tra le pieghe della sceneggiatura.

Il regista però confonde, cerca un perimetro storico un po’ assurdo, azzarda e sviluppa un’idea perturbante, ammantata di misteri e di enigmi e che si srotola in un contesto politico centrale della storia contemporanea con riferimenti all’ocausto non pertinenti.
E questa frizione tra interno ed esterno, tra intimità e socialità, tra corpo e anima da un lato affascina e dall’altro confonde gratuitamente con il risultato finale di non riuscire ad esprimere un’opinione precisa in merito.

Il film uscito il 1/1 non vola al botteghino e viene amato o detestato, ma va comunque visto.

Suspiria al contrario di Profondo Rosso che è il film di Argento più famoso in Italia, rappresenta il suo titolo più noto all’estero e quindi ha ricevuto critiche positive (e non) da tutta la stampa mondiale dopo la sua acclamata presentazione con standing ovation di 8 minuti all’ultimo festival di Venezia e l’uscita in USA lo scorso ottobre.

Suspiria ci invita ad immergerci nel suo microcosmo tenebroso e perverso, cullandoci nell’incanto ipnotico della colonna sonora di Thom Yorke dei Radiohead  (quanto di più diverso dalla partitura originale  dei Goblin) già nella scena dei titoli di testa, accompagnata dalla struggente malinconia dei brani.

Sul web tra  i vari pareri più o meno autorevoli, si registra comunque una netta divisione tra chi ama e chi pensa che il film sia troppo elegantemente colto d confuso…

Forse Guadagnino avrebbe fatto meglio a lasciar perdere Suspiria che era già bello di suo e avrebbe potuto migliorare La terza madre…così facendo avrebbe dato una onorevole conclusione alla trilogia delle madri (Suspiria, Inferno, La terza madre).
Glielo consigliamo vivamente per un futuro immune da critiche.

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