Tra tutte le città della nostra vecchia Europa, trovo che Parigi possieda una forza ispirazionale particolarmente intensa.

Non tanto per ciò che si può vedere in questo periodo dell’anno (anzi in termini quantomeno originali, trovo che questa carica si affievolisca particolarmente proprio per l’eccessiva concentrazione di persone del settore moda , talvolta poco integrate con la genuina immagine della città e dei suoi quartieri…), ma per una serie di naturali rimandi ed evocazioni artistiche, storiche, culturali e di costume che la rendono inequivocabilmente una delle città più interessanti in termini assoluti.

Trovo quasi fastidiosa l’affluenza immotivata in una delle zone più futili della città, Faubourg St Honoré.

Senza presunzione sottolineo l’inutilità se non dovuta a motivi puramente turistici o di prossimità a insigni monumenti storici ( come la Madeleine ad esempio) a visitare questa via …a meno che esigenze professionali non lo richiedano espressamente…

Oltre allo storico negozio di Hermès, cos’altro possiamo vedere qui che non ci sia a Milano o in qualsiasi altro carré d’or delle nostre capitali?

Assolutamente nulla.

Ritengo che visitare negozi che propongono le stesse vetrine in ogni parte del mondo sia la riduzione totale della fantasia di un designer, di un creativo o più semplicemente di un curioso animato dalla volontà di scrutare il vero fascino di una città, qualsiasi essa sia.

Dovrebbero essere ben altri gli spunti, i guizzi, gli interessi che una città come Parigi può suscitare.

Eppure tutti gli adepti del settore moda vanno a Parigi e inevitabilmente tutti prima o poi si incrociano in questo enclave.

Trovo tutto ciò molto ridicolo.

A Parigi abbiamo angoli che potrebbero originare le più interessanti collezioni solo con il respiro delle atmosfere che da essi promanano….ma probabilmente in un mondo globalizzato dove la reale fantasia è del tutto assente questi sono concetti troppo difficili da elaborare.

Vi parlerò spesso di Parigi nei miei post, è la seconda città che conosco al meglio dopo quella dove sono nato…

Dopo avervi trascorso lunghi periodi per piacere o per lavoro e avervi passato momenti che oggi rileggo e giustifico con la sola “incoscienza dell’età”, aver visitato ad orari improbabili quartieri periferici dove forse oggi avrei timore alla sola idea di avvicinarmi…mi rimane un’idea talmente ampia trasversale, elegante e al tempo stesso selvaggia che potrebbe essere una fonte per qualsiasi tipologia di arte.

Del resto Parigi è stata usata e abusata da scrittori, artisti che oltre ad eleggerla come rifugio ne sono rimasti affascinati al punto da morirvi, cineasti che l’hanno immortalata e divorata in tutte le possibili maniere e da tutte le prospettive, rendendole sempre e comunque giustizia, riproponendocela sempre nuova e, se classica, mai scontata.

Vi invito a guardare un film del 2006 Paris Je t’aime dove la capitale francese , sezionata nei suoi quartieri, prende anima e ciascuno di essi viene rappresentato da un regista differente in una serie di corti con i migliori attori che si intrecciano in una serie di amori, vicende assurde o assurdamente reali, dimostrando quanto questa camaleontica città si presti ad una serie di itinerari particolarmente alternativi, ed interessanti.

Dopo aver esaurito i classici tour tra musei e monumenti realmente unici al mondo, esiste anche la possibilità di sviluppare una serie di visite particolarmente curiose ed estreme…solo per elencarne alcune potremmo snodare la nostra visita partendo dalle fogne che hanno ispirato I Miserabili di Victor Hugo, alle catacombe di Denfert Rochereau, fino alla sinistra St. Sulpice.

Quest’ultima ha tanto attirato di recente valanghe di fan del Codice Da Vinci, che senza attenzione non hanno saputo riconoscere che la stessa chiesa è il luogo dove si svolge la storia ben più interessante di Durtal, personaggio pricipale di “La-bas” romanzo-saggio sul satanismo di un grandissimo Joris Karl Huysmans, primario esponente del decadentismo ( libro diffusissimo in Francia quanto difficile da reperire in quanto considerato “poco opportuno” in Italia).

Insomma la Parigi “anomala” onirica e surreale , tutta da scoprire è ben più interessante di quella patinata e ovvia nella sua bellezza mondialmente riconosciuta.

I mercati di Parigi sono poi una risorsa inesauribile per la fantasia di ciascuno di noi, indipendentemente dalla merceologia che vi potete trovare, dal vintage all’antiquariato, dai fiori ai libri, dal cibo ai mercati etnici di quartiere.. altro che le boutique!!

Potrei parlarvi di decine di luoghi che valgono ben più di qualsiasi negozio del miglior stilista del momento, senza alcuna minima possibilità di reggere il confronto

Mi riservo di farlo nei miei post futuri, nel frattempo vi consiglio un libro semplice e leggero, ma che può almeno favi capire la potenzialità di curiosità che questa città può sviluppare I misteri di Parigi di Corrado Augias.

Camminando per le vie attorno al mio hotel ho rivisto con piacere in questi giorni un mercato che vi consiglio caldamente.

Un luogo senza particolari sfarzi, ma di grande e storica atmosfera tipicamente parigina, dove però la vena etnica e internazionale della capitale si respira in ogni metro quadrato.

Una valanga di colori e di profumi che ispirano viaggi, sogni e tendenze più di qualsiasi fiera.

Siamo al numero 39 di rue de Bretagne, nell’haut Marais, nel 3° arrondissement.

Su questa via tra bancarelle di bric-a brac e bistrò si apre tramite un cancelletto di ferro battuto nero l’ingresso del mercato alimentare rionale più antico della città creato nel 1615 per volere niente meno che di Luigi XIII: il “marché des enfants rouges”

Costruito a ridosso di un orfanotrofio prende il nome proprio dal colore dell’uniforme dei bambini che vi erano ospitati

Si tratta di un luogo unico dall’atmosfera animata, frizzante, dove gli odori della frutta fresca e dei fiori che si alternano agli alimentari si mescolano alle voci dei passanti di qualsiasi nazionalità e alle grida dei venditori che sono sia francesi che italiani, sia magrebini, che asiatici.

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Acquistando i tipici formaggi francesi, l’olio d’oliva e i salumi italiani, ci si trova di fronte anche a bancarelle che offrono dolci arabi serviti con l’immancabile tea alla menta, stand asiatici e di cibo marocchino che può essere consumato sui tavoli pubblici posti alla fine del mercato in appositi spazi che sottolineano la storica funzione conviviale per la quale il marché des enfants rouges è conosciuto.

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Un luogo perfetto per una visita con visione alternativa, un pranzo veloce, un tuffo nell’etnico globale, ma non globalizzato… i posti a sedere sono molti disseminati nelle zone ai margini in ambientazioni da vecchia osteria , ci si può spostare da un luogo all’altro senza problema, tra verande e stanze analoghe a delle serre, passando anche attraverso uno spazio simile ad un piccolo vagone che funge da enoteca.

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Questo piccolo mercato ha per me una valenza cromatica altissima.

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Nessun altro luogo può aiutarvi a sviluppare un senso degli accordi tra i colori come gli accostamenti delle spezie e dei cibi etnici, alternati a frutta e fiori sanno fare sui banconi di questa piazzetta, ribattezzata nei secoli “place du village” dagli abitanti del quartiere.

Gli avventori sono particolarmente interessanti da scrutare, davanti a voi sfilano gli abitanti della zona che è una delle più belle e ricche di Parigi con la loro nonchalance tipica, con le loro tenute da “mi sono appena svegliata e scendo a comprare la frutta”, talmente eleganti nei loro movimenti da dimenticare qualsiasi divisa imposta dalle circostanze.

Giornalisti fermi ai tavolini dei bistrò posizionati all’ingresso del mercato su rue de Bretagne si alternano a curiosi e turisti che si avventurano tra le corsie incrociando habitué che scherzano con i venditori.

Robespierre visse a pochi passi da questo mercato, Lenin e Louis Arago svolsero le riunioni del partito rosso a proprio in rue de Bretagne, quasi per uno scherzo del destino il colore rosso, anche politicamente parlando, ha sancito la storia di quest’area che ha vinto recentemente, nel 2007, la sua più importante battaglia quando l’amministrazione di Parigi aveva deciso di distruggere il mercato sostituendolo con un parcheggio e una biblioteca e solo la massiccia mobilitazione popolare ha impedito la realizzazione di questo progetto.

Ci è quindi rimasto questo piccolo angolo da poter visitare e che vi invito a considerare nei vostri prossimi itinerari nella capitale.

Non mi sono dimenticato l’obiettivo del nostro blog e sarebbe particolarmente illuminante la visita di questo luogo per tutti voi; capireste che la moda sta ovunque, in qualsiasi angolo la si voglia ricercare e vedere, in qualsiasi “grande bellezza” esistente , in fase di esaurimento o ormai assente ( purché ci abbia lasciato un’indelebile traccia)..

Dove credete che prendessero ispirazione i grandi se non nella bella quotidianità? La rivisitazione e la reinterpretazione in chiave esclusiva costituisce la vera abilità del creativo.

Mi auguro che le foto possano aiutare la vostra fantasia, rapire la vostra attenzione, risvegliare la curiosità per qualsiasi aspetto che possa fungere da ispirazione per la vostra immagine, senza remore, senza limitazioni, senza porvi alcun ostacolo”merceologico”.

Solo così facendo saremo in grado di sviluppare liberamente il nostro gusto e la nostra ricerca attraverso gli schemi che maggiormente ci rendono liberi di esprimere la nostra personalità.

 

 

 

 

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