86th Annual Academy Awards - Show

L’Italia ha recentemente guadagnato un’altra statuetta all’ultima notte degli Oscar 2014.

“La grande bellezza” ha degnamente rappresentato il nostro paese portando a casa il premio per il miglior film straniero.

Non sono un grande fan di Sorrentino, ma il film in questione mi è piaciuto molto per la sua vicinanza al mio pensiero.

Uno dei ruoli nell’arte in generale, non solo nel cinema (quindi anche nella moda) consiste nel ribaltare i difetti di un’epoca per rivalutarne le qualità estetiche.

Mi domando cosa abbiano mai capito i critici osannanti alla grande bellezza italiana riflessa nel film in questione che in realtà ci presenta solo una dimensione estetica aspirata e in realtà una… grande bruttezza!

Quindi chiediamoci per quale motivo ogni contesto storico, geografico e culturale costruisce il proprio ideale di bellezza e di gusto?

Il motivo è molto semplice: per rendere tollerabili gli orrori del presente.

Posso affermare senza ombra di dubbio che viviamo in un’epoca di “grande bruttezza” sia estetica che sociale.

Ma qualcosa occorrerà pur fare per migliorare lo stato delle cose.

La moda è passata attraverso le epoche e gli stili: lo stile anni’50, quello anni ’60, quello anni ’70 fino a quello anni ’80 e poi?

E poi il nulla!

Rivisitazioni nel modo di proporre l’abbigliamento, riedizioni nell’arte, musica per le nostre orecchie campionata su basi preesistenti (con effetti mai ai livelli degli originali), nulla di nuovo, solo ripensamenti.

E allora credo che non sia poi così raro che un poeta o uno scrittore abbia tratto ispirazione dagli incubi vissuti dai propri contemporanei.

Gli esempi sono molteplici e tutti perfettamente documentabili.

Il tema della danza macabra del basso Medioevo è certamente attribuibile alla peste, i maestri del rinascimento hanno derivato le proporzioni e il culto del corpo umano dalle sanguinose guerre d’Italia.

L’assurdità dei romanzi di Kafka riflette ed è espressione di quella della società austro-ungarica e ancora, gli effetti della rivoluzione industriale hanno sconvolto il paesaggio urbano, ma alla fine sono stati rivalutati dal cubismo che ne ha decostruito completamente la prospettiva.

Insomma diciamo che alla fine troviamo sempre delle vie d’uscita.

Gli escamotage sono pronti a divenire un’ancora di salvezza.

Non possiamo dire che l’artista, il pittore, lo stilista, il designer o il rappresentante di qualsiasi forma d’arte sia prigioniero del proprio tempo e delle sue vicissitudini, piuttosto diciamo che cerca da esse una serie di solide attenuanti.

Ecco il motivo per cui talvolta nella moda troviamo elementi di indubbio cattivo gusto che vengono presi ad esempio e rivalutati in maniera provocatoria o quasi umoristica con successo.

Non intendo convincervi su questa opportunità, solo ragionarla insieme.

Certo la moda gira, ce lo siamo detti in tutti gli incontri a tutte le presentazioni e nelle pagine di Modaterapia… rimane poco da inventare, ma ancora abbastanza da reinterpretare con gusto e intelligenza senza per forza dover stupire o dover creare look inverosimili.

L’Italia ha vinto il suo Oscar nel cinema e ne siamo tutti felici, speriamo di assistere ad una ripresa anche nella moda e nello stile condividendo la consapevolezza della bellezza classica, unità ad una nuova ricerca moderna e avant garde o quantomeno contemporanea.

Non si può continuare a copiare e a proporre il vecchio forzatamente, nella presunzione di uno scontato e rinnovato successo.

Abbiamo detto che la moda è da viversi come una terapia come un divertimento, come una visita ad un museo, come una gita o un momento benefico e rilassante, ricercando il nuovo, l’unico, il raro, il prezioso e talvolta l’alternativo pur nella povertà delle materie o nella scarsità delle risorse.

Elementi questi ultimi che rendono tutto più difficile ma anche interessante perché ogni ricerca ha bisogno di ostacoli e imprevisti per risultare entusiasmante e non banale.

Recuperate la grande bellezza nella grande bruttezza che ci circonda e a cui non dobbiamo abituarci, altrimenti finiremo come il protagonista del film incapace di agire e bloccato per anni nel pantano dell’ordinario, del volgare e del dejà vu alla ricerca di quello che in realtà è … solo a portata di mano.

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