Newton Compton 2019, titolo originale “The Lost Daughter”, traduzione di Francesca Campisi

La figlia perduta narra la vicenda di due donne, Marjia e Val, entrambe vittime di violenza, entrambe costrette a superare la loro ingenuità e a imparare ad affrontare e a vincere le tragedie della loro vita, in un vero e proprio romanzo di formazione. 

Le due donne vivono in epoche storiche diversissime e lontane tra loro: Marjia nella Russia della Rivoluzione d’ottobre, del regime comunista di Stalin, della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra. Van invece vive nella Sidney degli anni ’70. Le due vicende così diverse si intrecciano poco per volta tra loro, grazie a un’abile architettura narrativa, che riesce a suscitare una suspence accattivante.

Pregevole la ricostruzione storica, soprattutto nell’ambientazione russa. Si nota che è stato condotto un approfondito studio che permette al lettore di immergersi in ambienti che risultano del tutto realistici: l’ultima dimora dove i Romanov furono reclusi, la campagna devastata dalla carestia e Leningrado assediata dalle truppe tedesche e abbandonata dal regime sovietico. 

Uguale cura viene dedicata alla costruzione dei personaggi. Quello di Marjia, terza figlia dello zar Nicola II, in particolare, viene delineato a partire da documenti, lettere, filmati e pagine di diario. Ciò lo rende vero, ma soprattutto molto simile a quella che deve essere stata la Marjia storica, almeno fino al momento della sua esecuzione.

Anche i personaggi minori non sono trascurati: simpaticissima Nicole, la figlia di Val, che dalla sua prospettiva di bambina riesce sempre a sdrammatizzare gli eventi tragici vissuti dalla madre.

La lettura risulta quindi scorrevole, mai monotona o banale.

L’autrice, Gill PAUL, è nata e cresciuta in Scozia, si è laureata in Medicina e in Letteratura inglese e Storia.  È un’appassionata della famiglia dei Romanov, a cui ha dedicato anche il suo romanzo La moglie segreta, uscito in Italia nel 2016. In esso si racconta la storia d’amore tra la Tat’jana, la secondogenita della famiglia reale, e l’ufficiale di cavalleria Dmitrij Malama,  vicenda a cui si accenna anche nel romanzo La figlia perduta.

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