Il Giappone rappresenta da sempre una fonte di ispirazione per stilisti, designer e artisti in genere.

Ma quale forza reale esercita sulla nostra fantasia e creatività europea?

Il Giappone al contrario della Cina, dell’ India e di altri paesi asiatici ha da sempre influenzato con il suo rigore, con la sua essenzialità, con il suo minimalismo anche in periodi in cui il trend era esattamente antitetico.

A partire da Kenzo e Issey Miyake che fin dagli anni ’70 si affacciarono alla ribalta internazionale con forme innovative  e colori sgargianti, pur convenzionali, fino alla  metà e alla  fine degli anni ’80, quando opulenza, forme esagerate e ridondanti erano la vera tendenza.

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Kenzo

 

Issey-Miyake
Issey-Miyake

 

In tale periodo il Giappone al contrario proponeva alla moda mondiale  linee pulite e colori neutri ( Yohjii Yamamoto, Rei Kawakubo) ma pieni di dettagli ( in realtà di minimale c’era proprio poco…) ridisegnando le silhouettes, sconvolgendo le strutture in voga fino a quegli anni, spezzando regole e rivoluzionando il cartamodello convenzionale.

 

yamamoto
yamamoto

 

L’ostinazione alla ricerca del diverso non sempre ha ricompensato economicamente questi avanguardisti, ma sicuramente ha attribuito loro un’incredibile fama e lo scettro di reazionari e modificatori del concetto di moda tra mille contestazioni.

Rei Kawakubo ha sponsorizzato anche altri stilisti emergenti, sostenendo tutta una generazione di nuovi designer ( Junya Watanabe, Tao di Undercover ecc…) che con il loro punto di vista estremamente anticonformista hanno occupato posizioni di rilievo nel panorama della moda.

Rei kawakubo
Rei kawakubo

 

Questa avanguardia giapponese non si è arrestata ma al contrario ha travalicato i confini della moda e ha invaso i settori limitrofi, dal design, alla fotografia ( Nobuyoshi Araki e Hiro con le sue copertine di Vogue Italia), al cinema ( con gli oscar a Kurosawa e Myiazaki), ai fumetti, fino alla cucina divenuta inizialmente un must  per pochi e poi, via via sempre maggiormente popolare ed estremamente diffusa nell’ultimo decennio.

A più di 30 anni dalla loro apparizioneYohji Yamamoto, Comme des garçons, Issey Miyake, Giuliano Fujiwara tra gli altri, sono presenti nelle maggiori vetrine del mondo nonostante le tragedie che  hanno colpito questo paese in maniera tanto grave.

Ma senza voler scendere in dettagli filosofici almeno tentiamo di comprendere l’essenza del cardine fondamentale del pensiero giapponese: il Wabi Sabi.

Wabi sabi decor
Wabi sabi decor

 

Con questo termine intendiamo una visione estetica del mondo giapponese derivante dalla dottrina buddhista  che accetta la transitorietà delle cose, della bellezza imperfetta, incompleta, delle asimmetrie e del tempo che passa.

Una bellezza austera quasi triste, velata di melanconia, chiusa in sé e non completamente espressa che rappresenta nella sua tradizione lo stesso valore in oriente di quella della Grecia antica in occidente.

Talvolta questa semplicità rustica, questa eleganza non ostentata mista a difetti generatisi durante la produzione che attribuiscono unicità e valore, sfocia in usura e avanzamento dell’età fino a definire l’accettazione delle 3 semplici verità basilari : nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto.

Questa filosofia attraversa trasversalmente  tutto ciò che proviene dal Giappone, sicuramente la moda, ma perfino la cerimonia del Tè ne risulta influenzata ( ricordiamo il famoso film che valse il Leone d’argento al Festival di Venezia del 1989   “Morte di un maestro del tè” sulla vita di Sen No Rikyu, esponente massimo del Wabi-Sabi  che trasformò il rito del tè in opera d’arte), ed anche  la tecnica degli origami ( basati su principi shintoisti del ciclo vitale e dell’accettazione della morte come parte di un tutto) o degli Ikebana.

Cerimonia del tè giapponese
Cerimonia del tè giapponese

 

Origami
Origami

 

Ikebana
Ikebana

 

Quando acquistiamo un capo giapponese che abbia un minimo di struttura occorre realmente interrogarsi sulla natura e sull’origine di alcuni dettagli prima di definirli soltanto “anomalie”…a giudizio di chi scrive molte cose sono belle in certi contesti e spesso solo nei loro paesi d’origine, se le esportiamo dobbiamo almeno tentare di comprenderle, non è certo il caso di tutta la moda giapponese, ma sicuramente di buona parte.

 

Yamamoto
Yamamoto

 

Yamamoto Fall-Winter  2014-15
Yamamoto Fall-Winter 2014-15

 

Voler esibire forzatamente stranezze o forme assolutamente inadatte alla nostra fisicità occidentale può creare elementi di attrito o imbarazzo se non supportati da personalità o disinvoltura…ma di questo abbiamo parlato abbondantemente nel libro a cui vi rinvio.

 

 

 

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