Modaterapia ha incontrato per tutti i suoi lettori Domenico Visconti, danzatore professionista che ci ha raccontato il suo percorso fatto di sacrifici e coronato da grandi soddisfazioni.

Senza mai considerarsi una star, con la modestia che lo contraddistingue e che ci ha stupito piacevolmente, ha raggiunto risultati sorprendenti, con partner d’eccezione.

Un personaggio anomalo nel mondo dorato della danza, molto più disponibile di quanto si possa immaginare, con una carica umana sorprendente e spiazzante.

Avremmo voluto intervistarlo e chiedergli step by step il suo percorso, ma il suo racconto, come un fiume in piena, scorre nel testo che segue e vale molto di più di una sequenza di domande/risposte.

Vi lasciamo quindi alla lettura delle sue parole, emozionate, piene di trasporto per ciò che ha raggiunto, per ciò che ha lasciato, nella consapevolezza che il “destino non sia mai singolo” (come diceva la grande Mariangela Melato).

Ad un certo punto Domenico ha rinunciato alla grande popolarità, ma non al sogno di una vita, preferendo all’occasione della storia, una piccola grande gloria.

Da parte nostra i migliori auguri per tutto ciò che desidererà realizzare.

“Sto usando questo periodo per ritrovare qualche pezzettino perso per strada, per connettermi con la parte più sensibile, quella che da sempre si crea mille domande cercando di trovare in esse risposte dalla perfezione assoluta.

A volte inciampo chiedendomi se esiste, e nella realtà credo proprio che la ricerca della bellezza oggettiva sia un tentativo infruttuoso, allora è proprio in quel momento che mi butto sulla semplicità, e li trovo il mio vero io.

Non mi faccio domande, non mi arrabbio davanti allo specchio, le imperfezioni diventano punti di forza, e la mia anima si eleva toccando la pace dei sensi. 

Ma da dove arriva tutto ciò?! 

Beh, ho iniziato la mia carriera a 8 anni, quando mio nonno Domenico, rigido maresciallo proveniente dal sud mi vede ballare davanti alla tv capendo subito che la danza mi rendeva felice. 

Il giorno dopo mi prende la mano, quella mano che tutt’ora mi accompagna, e mi porta nella scuola di danza a pochi metri da casa mia. 

Ero un bambino particolare , molto chiuso e anche un pò impacciato, ma quando entravo sulla pista da ballo cercavo di allontanare tutte le  paure, osservando i piu grandi ballerini al mondo, i miei occhi brillavano e finalmente potevo staccare dalla quotidianità. 

Direte voi “un bambino dovrebbe giocare a palla e divertirsi”, si, ma non era il mio caso. Il fatto che studiassi danza mi ha sempre reso soggetto a essere preso in giro, perché a quei tempi ballare voleva dire essere gay. Ho cercato di trasformare quei graffi nell’anima in libertà d’espressione, finivo di studiare a scuola, andavo da Nonna Rosa a mangiare quei piatti leggeri che solo le nonne del sud sanno fare, e mi recavo subito verso l’autobus 99 direzione Bologna. Un’ora di corriera, 30 minuti di attesa, e poi il 356 direzione Ferrara, altri 40 minuti ( come dimenticare quei numeri)!!!

Da li iniziavano gli allenamenti, 4/5 ore al giorno, lezioni private, corsi, discussioni con la mia partner, prove per il saggio, corri dalla sarta a prendere le misure, incolla gli strass sulla camicia il giorno prima della gara, “guardati allo  specchio e non sbagliare, Domenico”!… Dopo le 22 si spegnevano le luci della sala e li veniva babbo Giuseppe a prendermi, mi dava un bacio rassicurante e ci recavamo verso casa dove ci aspettava mamma Fabiola con la cena pronta. 

E lo studio?!? Beh, lo studio arriva prima di ogni cosa, senza la fame del sapere non si va da nessuna parte! Mi svegliavo presto e studiavo prima di andare a scuola,  ammetto, la memoria ha sempre giocato a mio favore portando a casa ottimi voti.

 Ho lavorato coi più grandi professionisti al mondo, Carolyn Smith, i signori Gabusi con cui ho iniziato la mia carriera, Jukka Haappalainen, Alex Zampierollo, Alberto Pregnolato, Francesca Mazzacurati, e tantissimi altri professionisti la cui gratitudine sarà infinita, ho portato a casa belle vittorie, vincendo campionati regionali, rimanendo tra i migliori 6 nelle classifiche nazionali, partecipando alla piu grande manifestazione mondiale situata a Blackpool (UK) e portando a casa la semifinale ai campionati sud europei. Nulla però sarebbe stato possibile senza le mie 4 partner avute negli anni, Katrin, Sara, Jennifer, e Laura. 

La danza non è una disciplina facile, richiede dedizione, costanza, impegno, forza di volontà, e ti mette duramente alla prova, ma grazie a lei sono quello che sono ora. 

Ho deciso di interrompere la mia carriera agonistica perché credo ci sia un tempo per tutto, adesso lavoro come commesso e nella moda come modello, faccio spettacoli e insegno quotidianamente in una palestra che definisco la mia seconda casa, la “mia” Hard Work. 

Mi chiedono spesso il perché del mio allontanamento dalle competizioni, e la risposta è sempre la stessa. ” ne ho fatte tante, tante ne ho vinte, tante ne ho perse, ma ora voglio solo che la mia passione venga trasmessa ad altri, non mi interessa essere il migliore al mondo, ma  essere semplicemente felice”. 

Il mio è stato un passato molto segnato, le ferite diventano cicatrici, che si rimarginano si, ma non spariscono. Quando da dentro le guardo penso davvero a quanto il giudizio e il pregiudizio siano il male della società odierna, quel bimbo di 8 anni non faceva nulla di male per essere deriso dai compagni, se non amare ciò che faceva. 

Ora però mi sento un uomo forte, in grado di lottare per ciò che ama, vivo di passione, qualsiasi cosa faccia, sono sempre positivo, e questo lo devo alla danza. 

Vivete per le vostre passioni, usate questo periodo per riscoprire voi stessi, e non abbandonate mai l’amore e l’idea che avete di esso. 

I segni del passato sono la forza di oggi”

CON IMMENSO AMORE, 
DOMENICO VISCONTI.
 

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