In questo periodo già triste e insolito dobbiamo ricordare quasi quotidianamente chi ci lascia dopo aver tracciato segni indelebili nella memoria collettiva.
Abbiamo appena ricordato Sean Connery e oggi dobbiamo ripeterci con Gigi Proietti che proprio oggi avrebbe compiuto 80 anni.
Grande mattatore del teatro, della radio, televisione e del cinema ci ha accompagnati per oltre 50 anni.
E’ stato un attore, comico, cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico e insegnante italiano. Fa parte di quella cerchia di artisti di formazione teatrale, campo nel quale ha mietuto notevole successo sin dagli inizi degli anni sessanta. Noto per le sue doti di affabulatore e trasformista, è unanimemente considerato uno dei massimi esponenti della storia del teatro italiano in cui esordí nel 1963.
Febbre da cavallo” rimane il suo film cult insieme a moltissime realizzazioni con i Fratelli Vanzina oltre che interessanti interpretazioni in fiction di successo (su tutte Il maresciallo Rocca e a seguire S. Filippo Neri in Preferisco il paradiso, L’ultimo Papa Re, Una pallottola nel cuore, I signori della truffa, Un figlio a metà, ecc).
Tra il 1965 e il 1970, sia con il Gruppo Sperimentale di Calenda che senza, Proietti porta in scena anche prove particolari come Il mercante di Venezia, Le mammelle di Tiresia e Il misantropo di Molière. Con Il dio Kurt del 1969, ennesimo successo del gruppo sperimentale, Proietti capisce di dover affrontare il palcoscenico da solista per non rimanere ingabbiato in ruoli eternamente comprimari.

Dopo aver recitato nel 1974 il ruolo di Neri Chiaramantesi nel dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please (1976), riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile performance allo Stadio Olimpico della sua città natale, oltre a Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione, Attore amore mio (1982) e Io, a modo mio (1985).
In televisione lo ricordiamo  Insieme ad Antonello Falqui quando raggiunge la vetta massima a livello artistico sul piccolo schermo con il varietà girato a colori Fatti e fattacci (1975), insieme a Ornella Vanoni, Giustino Durano e Massimo Giuliani, nella conduzione di Fantastico 4 e recentemente nella quinta edizione del programma di Carlo Conti Tale e quale.
Miete successo in teatro al cinema in televisione ma anche nella musica (canta il brano del celeberrimo sceneggiato La baronessa di Carini) partecipando addirittura al Festival di Sanremo nel 1995.
Alla radio incontra un notevole successo nella celeberrima trasmissione Gran varietà, dove partecipa durante le stagioni 1973-1974.
Scrive libri, recita l’elogio funebre di Alberto Sordi, apre le celebrazioni a Matera davanti alle autorità governative, partecipa nel ruolo di Mangiafuoco al Pinocchio di Matteo Garrone lo scorso Natale.
Parlare di Gigi Proietti significa scandagliare più di 50 anni di successi e di collaborazioni con tutti i più grandi nomi della scena dello spettacolo italiano a qualsiasi livello.
Si cimenta con successo nel doppiaggio dando voce al Gatto Silvestro dei cartoon della Warner Bros, quindi a celebri divi del grande schermo come Robert De Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando, nonché per George Segal in Tenderly di Franco Brusati e persino a Michel Piccoli nel Diabolik di Mario Bava. È notevole il suo pirotecnico doppiaggio del personaggio del Genio della lampada nel film Aladdin (1992), prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due sequel distribuiti soltanto in home video, Il ritorno di Jafar e Aladdin e il re dei ladri, e in due videogiochi ispirati al film, La sfida per Agrabah e La bottega dei giochi di Aladdin. Tuttavia il suo lavoro più celebre resta forse quello del primo Rocky del 1976, in cui doppio un esordiente Sylvester Stallone.
Oltre a collaborare cinematograficamente, tra gli altri, con Elio Petri, Tinto Brass, Citti, Steno, Arbore, Bolognini, Scola, anche  all’estero ha dato prova della sua bravura partecipando a film americani con registi prestigiosi (Lumet, Altman, Tavernier, ecc.).
Dirige teatri prestigiosi e mantiene una vita privata molto discreta con l’unica moglie e le due figlie entrambe attrici.
Rimarrà di lui il ricordo della sua enorme bravura, della caratura artistica di un afabulatore capace di divertire e commuovere, come oggi quasi nessuno riesce…

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