Ci lascia lo stilista dallo spirito visionario, capace di dare alla moda una lettura futuristica, sbarazzina, dinamica, fatta di silhouette geometriche e affilate, cromatismi vivaci e impetuosi, dall’iconica collezione di abiti senza colletto per i Beatles ai vestiti flamboyant di Jacqueline Kennedy.

Cardin all’inizio degli anni sessanta ha rappresentato la decostruzione, la rivoluzione dei tagli degli abiti delle forme e delle linee. 

Di origini italiane, Pietro Costante Cardin era figlio di proprietari terrieri finiti sul lastrico dopo la prima guerra mondiale, Pietro (o Pierre) nel ’45 a Parigi lavora  per Elsa Schiapparelli, poi nel ’47 Balenciaga lo rifiuta e Christian Dior lo fa diventare primo sarto della sua neonata maison. 

Qualche anno dopo Cardin esplode e trasforma il mondo della moda con i vestitini bombati a bolle. Nei primi anni sessanta è già un Dio della moda. È l’epoca dello “space age look”. I suoi abiti finiscono addosso a Elizabeth Taylor, Joanne Woodward, Brigitte Bardot, Mia Farrow. Nel 1969 è l’unico uomo “comune” al mondo ad indossare la tuta degli astronauti che sbarcarono sulla luna. Nel 1974 è uomo dell’anno in copertina sul Time, primo stilista della storia, e prima che ci finisca la nuova ondata di colleghi italiani che conquisterà il mondo. Intanto la sua impresa commerciale, quella che supporta il marchio Cardin, diventa un impero, si può dire che sia stato l’inventore o comunque uno dei soggetti più rilevanti nelle attività di licensing al mondo. Non solo abiti, ma pentole, padelle, mobili, profumi, automobili, perfino una catena di ristoranti che comprende il parigino Maxim’s, frutto della celebre battuta di Jean Paul Gaultier che circola su Cardin: “Non lo fecero entrare da Maxim’s perché non aveva la cravatta e vent’anni dopo se lo comprò”.

Negli anni ottanta i suoi abiti scavalcano le passerelle e finiscono perfino in mostra al Metropolitan Museum di New York. Instancabile e attento a non cedere il proprio marchio a qualche fondo o a qualche gruppo del lusso. Negli anni ’80 aveva acquistato il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle) progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Tutto, dal pavimento al soffitto, era riempito da forme sferiche. Con il suo teatro da 500 posti a sedere, le piscine con vista sul Mar Mediterraneo era spesso luogo di feste ed eventi. L’interno era arredato con pezzi di design, le Sculptures utilitaires disegnate dallo stesso Cardin, che dal 1977 ha dato vita ad una collezione di mobili eleganti dalle forme sinuose.

 Nel golfo di Cannes, a Théoule-sur-Mer, a sud della Francia, quest’opera architettonica nell’ 88 è stata designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico. 

Anche un docu-film sulla vita di Cardin presentato al Festival del cinema di Venezia nel 2019: House of Cardin di P. David Ebersole, Todd Hughes. Nel luglio 2019, anche una mostra monografica dedicata al “gigante della moda” negli Usa, nel Brooklyn Museum.

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