a cura di Igor Zanti
Milano, Galleria Area\B
8 novembre 2019 – 16 gennaio 2020

Cesaria trae la sua ispirazione dalla tradizione delle luminarie salentine, con il loro aspetto gioioso.

Le dodici opere esposte approdano a un universo fatto di animali fantastici, gesti scaramantici, superstizioni popolari che restituiscono l’immagine di un uomo impegnato nella ricerca di un equilibrio tra “filìa e “patìa”, come sottolinea il curatore Igor Zanti, tra piacere e dolore.

Dalla contrapposizione tra yin e yang a quella tra eros e thanatos, da Oriente a Occidente, la storia dell’uomo è una storia di opposti.

La continua tensione tra cielo e terra, l’incapacità dell’essere umano di raggiungere una stabilità tra questi due estremi, ha fatto in modo che si sviluppassero pratiche o azioni mosse ad avvicinare umano e divino.

La luce ha assunto sin dai tempi più antichi (si pensi al culto del sole degli Egizi), il valore metaforico di rappresentazione divina.

Anche oggi, nella tradizione contemporanea della pittura monocroma, l’essenza stessa del colore, la luce per l’appunto, diviene metafora di valori sacri.

Le luminarie tipiche del Sud Italia attingono allo stesso bacino semantico: anche in quel caso la luce è simbolo di mediazione tra umano e divino, ma in una accezione festosa ed effimera.

A tal proposito, nel testo che accompagna la mostra, il curatore scrive: “Questi apparati, queste “parazioni”, come vengono definite nel dialetto salentino, sono celebrazione e tributo dell’umano alla dimensione divina. Non sorprende, di conseguenza, che David Cesaria, artista di origini pugliesi, abbia trovato la sua cifra stilistica e creativa proprio ispirandosi alla tradizione delle “parazioni”.

Rimanendo sul sottile confine che separa ma unisce il piacere e il suo opposto, Cesaria veste l’inquietudine umana di colori sgargianti e atmosfere chiassose che non possono però del tutto celare un vago senso di disagio.

Le sue Slot-machine, le ironiche Influencer e Disagio, solo per citare alcune delle opere in mostra, per quanto appaiano giocose e leggere, affrontano temi che toccano molti aspetti dell’incertezza del vivere.

Orari lun-ven, h. 10-18, sabato su appuntamento, domenica chiuso.
Ingresso libero
Info al pubblico info@areab.org | +39 02.58316316 | www.areab.org

Tratto: Della filìa, della patìa e di altri demoni luminosi

di Igor Zanti

Filìa [dal gr. ϕιλία «amore, amicizia», frequente in composti]Second-o elemento compositivo di vocaboli derivati dal greco o formati modernamente, in cui indica «amicizia, simpatia, favore», o anche «tendenza, affinità» e sim. (es., bibliofilia, francofilia, emofilia)…

Patìa [dal gr. -πάϑεια (lat. -pathīa), der. del tema παϑ- del verbo πάσχω «soffrire»]. – Secondo elemento di parole composte derivate dal greco o formate modernamente sul modello greco, nelle quali indica il fatto di essere soggetto a determinati affetti, sentimenti, passioni (come in simpatia, antipatia, apatia, metriopatia, telepatia, ecc.) o ha il sign. più ampio di «sofferenza». In medicina, indica affezioni diverse…

Dèmone s. m. [dal lat. tardo daemon -ŏnis, gr. δαίμων -ονος]. – 1. Nella storia delle religioni e delle credenze popolari, divinità inferiore, entità intermedia tra il divino e l’umano, che influisce beneficamente o maleficamente sulle azioni umane.

Cesarea con animo profondamente neobarocco, crea dei percorsi per accumulo, rifacendosi ad una estetica chiassosa e a tratti “baraccona”, estetica che, come si diceva in precedenze ci riporta in maniera immediata nel deserto del Nevada e nella capitale del gioco d’azzardo.

Animali fantastici, ludofilia e ludopatia, sessomania, ossessioni scaramantiche, tradizioni popolari e proverbiali, prendono forma e si traducono in strutture luminose che celebrano e denunciano un’umanità che cerca di sorridere malgrado tutto, celebrando un fantastico e bizzarro santo patrono, protettore di un essere umano sempre più smarrito nella sua contemporaneità.

David Cesaria mette in scena un affresco dell hic et nunc, con tutta le sua idiosincratica follia, con i suoi demoni ricorrenti e le sue passioni brucianti e celebra, forse con una indulgente compassione, l’imperfezione di questo essere che nonostante sia stato plasmato a immagine e somiglianza del suo stesso creatore, non riesce a intuire la sua divina natura perdendosi nell’incertezza e limitatezza di una realtà percepita solo attraverso l’atto del sentire a vari livelli.Che sia viaggio di scoperta o percorso iniziatico, Cesaria ci mette di fronte a noi stessi e purtroppo, guardandoci in questo specchio luminoso e super colorato che ha confezionato per noi, la situazione che proviamo è quella di un inaspettato disagio….


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