Posizionavo perfettamente al centro della pagina del mio piccolo quaderno una foglia autunnale e con cura lo richiudevo: avevo paura che a causa della sua fragilità avrei trovato solo dei coriandoli di quella foglia, dei frammenti. Poi le mie pupille si fecero strada sotto  quelle palpebre pesanti e si rivolsero appena destra verso la finestra che cantava per il soffio del vento e accordava una melodia con l’aurecaria in giardino. Pensai che l’autunno avrebbe potuto rivelarsi romantico con i suoi colori caldi e i viali trasformati in letti di foglie ed il suono del calpestio della flora, ormai secca e caduta che conservava con sé il seme della rinascita. Intanto ripetevo mentalmente quello che le mie mani avevano appena fatto. Conservavo con cura i giorni, le storie, i sogni e speranze e le mie labbra si curvavano in  un sorriso come stiracchiandosi verso le fossette, perché non era troppo tardi per essere felice.

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