Punzecchiavo il tavolo di legno di ciliegio lucido e profumato con la mia penna e tracciavo di tanto in tanto con l’inchiostro nero dei solchi che parlavano di te e decoravano il tuo nome come niente avrebbe reso meglio. Ero completamente assorta, tanto da non accorgermi delle ore che passavano, da non sentire l’orologio a pendolo che risuonava ogni mezz’ora come a dire: “ ehi il tempo va avanti, non puoi fermarlo.”

E io che ascoltavo il silenzio della mia testa e riportavo semplicemente il rumore ribelle che il cuore imponeva quasi con prepotenza, non potevo fare a meno di raccontare di quell’incontro, quell’incrocio di sguardi che in realtà sono molto di più, quelle parole dette che nascondevano sentimenti non detti, quel colpo di fulmine che mi stordì e cambiò il mio mondo in un nanosecondo.

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